Immigrati da Pianura a via Brin: l'opinione di Trani, Caritas di Napoli

E' la prima volta che, a Napoli, un intero edificio comunale venga destinato ai migranti. Giancamillo Trani, responsabile Caritas per l'Immigrazione, si occupa di migranti dal 1989. Anche lui non ricorda episodi analoghi. Dopo il crollo di via Gianturco 50, in seguito al quale hanno perso la vita due cittadini polacchi, il Comune di Napoli ha deciso di intervenire nel ghetto di via dell'Avvenire, a Pianura, dove da ormai quattordici anni gli immigrati vivevano in condizioni disastrose, in edifici pericolanti e in pessime condizioni igienico-sanitarie. Gli occupanti, circa 200, sono stati trasferiti in una palazzo di via Brin dotato di tutto il necessario per l'accoglienza. La sistemazione è provvisoria, ma nulla esclude che assuma un carattere di stabilità.

Dottor Trani, come valuta l'iniziativa comunale per il trasferimento degli immigrati?

“E' certamente un fatto positivo. Il neo, a mio giudizio, sta nel fatto che si giunge a soluzioni del genere soltanto in casi estremi. Come si dice, qui c'è scappato il morto. Anzi, i morti sono stati due. Solo dopo la tragedia di via Gianturco l'amministrazione ha ritenuto di intervenire nei confronti di una situazione già nota da molti anni. Questo, francamente, lo trovo abbastanza grave”.

Teme che possa accadere altrove qualcosa di simile a quanto avvenuto a Gianturco?

“La tragedia, come hanno riportato i giornali, si è sfiorata più volte. C'è stato l'incendio nel palazzo di via Trencia (a pochi metri da via dell'Avvenire; ndr). Poi c'è stato l'incendio dei campi rom a Ponticelli, per citare solo alcuni fra i casi più eclatanti. Le avvisaglie di un certo livore – spontaneo fino a un certo punto, spesso orchestrato da chi ha interessi sul territorio - a Pianura come a Ponticelli e in altri quartieri, si sono manifestate chiaramente. Finalmente il Comune ha attuato una soluzione strutturata, che non è frutto dell'estemporaneità. L'unica amarezza, ripeto, viene dal fatto che due persone abbiano dovuto rimetterci la pelle”.

Qualcuno ha detto che Napoli non è una città ospitale.

“Non so fino a che punto Napoli abbia realmente una politica dell'accoglienza. Faccio parte di un organismo cattolico, e le nostre strutture per gli immigrati sono zeppe. Idem per quanto riguarda le strutture per i senza dimora. Intorno ai centri ‘ la Palma ' e ‘ la Tenda ', che si trovano nel quartiere Sanità, si concentra praticamente tutta l'accoglienza. C'è un dormitorio pubblico, certo, con tutti i limiti che presenta. Spesso, mi rendo conto, si vuol fingere che queste persone non esistano, perché se ammettiamo che esistono allora dobbiamo avvicinarle, e la legge impone di chiedere loro i documenti, il permesso di soggiorno. Tutto ciò, ovviamente, fa parte di una politica che travalica i confini regionali”.

Quindi è una questione nazionale?

“Gli enti locali possono prendere in carico tutte le richieste e le esigenze degli immigrati e dei senza dimora, ma al tempo stesso, ragioniamo su un fatto molto semplice: se le persone che finiscono in strada a chiedere l'elemosina sono sempre più, e sempre più si tratta di immigrati, in qualche modo ciò rappresenta un fallimento delle politiche migratorie anche a livello locale. Se andassimo a fare un censimento delle strutture che versano nelle stesse condizioni di via Gianturco 50, magari ne troveremmo tantissime. Bisogna allargare lo sguardo a tutta la città, e a tutta la regione”.

La questione è più grande rispetto a come è stata presentata?

“Il tema non è via Gianturco o via dell'Avvenire. Il tema, è quello dell'accoglienza nella città di Napoli. La comunità di Sant'Egidio sostiene che l'aumento dei senza dimora, circa 1.500 a Napoli, è esponenziale, e il 65-70% di essi sono migranti. E' evidente come, ora, il fenomeno dei senza dimora sia legato a doppio filo a quello dell'immigrazione, e rappresenti il fallimento delle politiche migratorie locali e nazionali. Per troppo tempo si è rivolta l'attenzione all'assistenza e all'integrazione dei migranti con permesso di soggiorno, senza contare che un immigrato, per possedere il permesso di soggiorno, può contare su una serie di certezze che molti altri non hanno. In tutto ciò, i ‘clandestini', quelli che il permesso di soggiorno non ce l'hanno, sono stati abbandonati come non si fa neanche con gli animali. Le situazioni in cui vivono molti migranti sono palesemente lesive della dignità umana”.

Il trasferimento a via Brin può essere un buon inizio?

“Sì, ma spero, appunto, che non ci si fermi qui. Cominciamo a pensare al passaggio dei beni demaniali agli enti locai, razionalizziamo anche quello: cosa riceverà il Comune di Napoli dall'ex demanio? Utilizziamo le ex caserme e le case cantoniere per fini sociali. Non si può pensare che queste persone vivano per strada. Facciamo un vero censimento degli immobili pericolanti occupanti da senza dimora. Muoviamoci prima che ci scappi il morto”.

Stefano Piedimonte

5 maggio 2010

 

 

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